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Archivio dell'autore: Mr.Wiza

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I progetti più interessanti sono caratterizzati da numerosi livelli di azione e di lettura. Anche in Patrimonio Milanese gli strati si sovrappongono di continuo. La contingenza dialoga con il piano, il testo combatte col contesto, qui e altrove sono in costante conversazione. Siamo al lavoro per trasformare queste sovrapposizioni  in una struttura riconoscibile, muovendo dal lavoro svolto durante la Tortona Design Week.

DSC_1973Le tracce esplorate durante i tre giorni di lavoro presso la Fondazione Gianfranco Ferré stanno per trasformarsi in un percorso ambizioso e impegnativo, nel quale le suggestioni e le emozioni lasciano spazio alle proposte, alle risposte, agli appuntamenti.

DSC_1940I contributi raccolti sono densi, preziosi perché di provenienza eterogenea. Le persone che sono intervenute ci hanno incoraggiato a proseguire, la loro offerta è stata generosa e ha tracciato un orizzonte di riferimento di cui Camilla, Jacopo, Marco B. e Marco M. hanno tenuto conto e che ora ci orienta.

fogli su vetrinaL’accento che Patrimonio Milanese pone sul lavoro impone  al seguito della nostra riflessione una direzione precisa. Si tratta di pensare le pratiche del lavoro in modo inconsueto, distinto rispetto alla vulgata non sempre originale di questi anni di difficoltà culturale ancor prima che economica. Avremo bisogno di aiuto e lo chiederemo, per confezionare una progetto che sappia trascinare, appassionare e sostenersi.

IMG_0230Banco di scuola e lavagna di Patrimonio Milanese hanno appena cominciato il proprio viaggio, ritorneranno presto in città, per alimentare i primi 180 suggerimenti raccolti con altre indicazioni.

08La città che Patrimonio Milanese intende presidiare non possiede ancora una mappa perché non è ancora stata esplorata – è solo questione di tempo.

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Chi lavora con passione trasmette il proprio amore per il fare ed è questo che fa di ogni lavoratore appassionato un potenziale maestro.

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“Se porti in una classe il tuo amore per la cosa che insegni, stai certo che avrai delle reazioni, perché non chiedi agli studenti di amare te, né chiedi loro di amare la “filosofia” ma questa cosa che ti faccio vedere e ti faccio vedere come l’ho fatta, perché qui non mi torna, perché forse è il caso che la rifacciamo insieme. I giovani allora impazziscono. Bisogna puntare sull’amore per la cosa. E quando avrai abbastanza amore per la cosa da superare ogni egotismo, ogni personalismo, e ti sarai dimenticato di te così come loro si saranno dimenticati di se stessi e di te, tutto funzionerà a meraviglia.”

Carlo Sini, La verità è un’avventura, Edizioni Abele, 2012

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Ma come si riconosce la passione al lavoro? Cosa distingue un lavoratore appassionato?

Si avvia oggi una ricerca sui significati che queste domande chiamano in causa. Una Rassegna delle passioni al lavoro fatta di immagini e parole, parallela alla ricerca dei luoghi e delle persone che è stata avviata il 9 aprile.

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4aSe lavoro con diletto trasformo me stesso in un lavoratore appassionato.

Se lavoro per diletto mostro che non ho davvero bisogno del compenso che il lavoro mi garantisce.

La parola dilettante si addice a entrambi i casi ma implica significati ben diversi. Nell’epoca degli specialismi e delle autonomie disciplinari, i dilettanti sono guardati con sufficienza, quando non con disprezzo,  da coloro che si definiscono “professionisti”. Il dilettantismo gode di pessima stampa e abbiamo notizia di molti lavoratori che devono persino nascondere il piacere che provano per il lavoro fatto bene.

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Patrimonio Milanese è alla ricerca di quei lavoratori dilettanti che sanno riconoscere questa differenza, che non si spaventano davanti al divertimento, che sono indifferenti alle distinzioni canoniche (manovalanza, artigianato, arte) perché sanno che lo spirito della passione soffia ovunque ci sia un lavoratore capace di coltivare una concezione del lavoro meno punitiva e triste di quella che l’immaginario collettivo veicola. La nostra ricerca sta offrendo i primi frutti e sarà presto possibile cibarsene.

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Un lavoro svolto con passione è un lavoro che collega, mostra l’intrinseca mancanza di autonomia che ogni gesto umano comporta. Al contrario, lo specialismo separa, aliena, mortifica. Patrimonio Milanese muove contro la specializzazione e verso la relazione, perché lavorare rimane la migliore opportunità di divenire noi stessi, a condizione di passare dalla collaborazione con gli altri.

Indicazioni precise in questa direzione vengono offerte da Paul K. Feyerabend (il signore qui ritratto), che non è più con noi ma che ci ha lasciato numerose tracce del suo punto vista – tracce di grande importanza, che è bene ripercorrere di quando in quando.

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Se tu guardi ad arti e scienze ti accorgi che si sovrappongono in molti casi; le suddivisioni non hanno senso, se guardi alle attività umane queste si fondono una nell’altra […] Si rende allora necessaria un’affermazione chiara e senza ambiguità a proposito di scopi primari e secondari. Scopo primario è far sì che tutti gli uomini abbiano una visuale aperta, e che tutti abbiano un’opportunità, materiale e spirituale, di sviluppare le proprie idee in modo tale da mantenere quell’elasticità, quell’inventiva e quella capacità fantastica che rendono davvero deliziosa la compagnia di giovani intelligenti (e per lo specialista perfino imbarazzante). […] La specializzazione è stata sempre una marcata caratteristica delle culture altamente sviluppate. Ma uno specialista del passato era cosciente della necessità di mettere in relazione i propri risultati con principi più generali ed era disponibile a prendere in considerazione una critica che mettesse in discussione il valore globale della sua ricerca, mentre ora la pratica della specializzazione è rinforzata aggiungendole una richiesta di autonomia. Non solo siamo in presenza di differenti campi del sapere, ma ognuno di questi è ansiosi di difendere i propri confini e si oppone a qualsiasi interferenza dall’esterno.

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Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia, Mimesis 2012.

Prima giornata – 09.04.2013

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I progettisti al lavoro per dare vita a una mappa che ci aiuterà a rintracciare il Patrimonio Milanese, i luoghi dove è possibile imparare il valore del lavoro e dell’operosità cittadina.
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La Fondazione Ferré, il luogo che durante il Salone del Mobile ospita i tre giorni di avvio progetto.
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Un primo approccio: alla ricerca di materiali per costruire la mappatura lavorativa della città.
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La mappa inizia a prendere forma.
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Un set fotografico allestito con lavagna e banco di scuola accoglie chi vuole donare il proprio contributo indicando un luogo di Milano in cui ha incontrato la passione per il lavoro.
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L’aperitivo in chiusura della prima giornata di lavoro.

Seconda giornata– 10.04.2013

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Leonardo Previ a lezione con gli studenti del corso di Gestione delle risorse umane dell’Università Cattolica di Milano.
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Rita Airaghi racconta la sua esperienza con Gianfranco Ferré e l’importanza del senso all’interno delle pratiche lavorative.
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I progettisti al lavoro per dare concretezza a quanto raccolto nelle prima due giornate.

 

Terza Giornata – 11.04.2013

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I progettisti di Patrimonio Milanese si confrontano con gli studenti del corso in Arte Pubblica della NABA.
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“Milano Longest Canvas 2013” è il contributo a Patrimonio Milanese del movimento culturale Estroverso.
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Gli studenti del corso Arte e Impresa dell’Università Cattolica di Milano con Valeria Cantoni. Rita Airaghi racconta il valore dell’esperienza e l’importanza della cura del dettaglio.
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Alcuni dei presupposti di Patrimonio Milanese.
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Terminata la fase di esplorazione, i progettisti sono al lavoro su un documento programmatico. I prossimi aggiornamenti di Patrimonio Milanese saranno pubblicati in questo sito a partire dal 15 aprile

Un primo aggiornamento dai media: l’articolo di Rosanna Santonocito sul Sole 24 Ore.

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Un altro aggiornamento dai media: l’articolo di Valentina Silvestrini su Artribune.

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