Lavorare

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L’errore di fondo che viene commesso da molte persone e organizzazioni che si occupano di “cultura” consiste nel considerare l’esperienza artistica tutt’altra faccenda rispetto all’esperienza del lavoro. E perché mai sarebbe necessario separare le due cose, se non per l’incapacità di liberarsi di un retaggio che ama distinguere, etichettare e fare a pezzi l’esperienza umana?

Ancora una volta le parole di Carlo Sini risultano illuminanti:

“L’arte non è una cosa che si aggiunge all’economia, non è qualche cosa che si fa alla sera, dopo il lavoro – come diceva Wagner: quando gli esseri umani sono stanchi morti vanno a teatro: non capiranno niente. L’arte è l’arte di quel che si fa, ovunque lo si fa. L’importante è fare del proprio lavoro un’arte, nel senso della più alta tradizione. Cioè fare del proprio lavoro non un’appropriazione ma una donazione. Si tratta quindi di utilizzare certamente l’insegnamento delle arti perché anche il lavoro più brutalmente inteso sia così. L’artista si dimentica di sé nel lavoro artistico; sarebbe bene che ogni lavoro si dimenticasse di sé”.

Patrimonio Milanese rintraccia i lavoratori che avvertono nel proprio fare una donazione e sfida tutti coloro che vorrebbero mandare a teatro i lavoratori solo la sera, quando sono stanchi morti, dopo una giornata passata a lavorare senza passione, senza dimenticarsi di sé.

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